Sfondato il muro del Quorum, ora è ufficiale: 57%!

Gli italiani tornano, come in passato, a parlare alla politica con una valanga di sì ai referendum, ritrovando – dopo 16 anni di «purgatorio» – un quorum che addirittura schizza al 57% su tutti e quattro i quesiti dando un chiaro avvertimento a governo e maggioranza, dopo l’annuncio di non voto di Silvio Berlusconi. Il premier prende atto, assicura che terrà conto della volontà degli elettori.

PLEBISCITO PER IL SI’
È stata vittoria schiacciante del sì, con percentuali bulgare. Chiamati a votare per l’abrogazione di norme sui servizi pubblici locali, sulla gestione dell’acqua, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento del premier e dei ministri, gli italiani hanno risposto in oltre 26 milioni 800 mila, pari a circa il 57 per cento, rendendo ininfluente l’affluenza all’estero: hanno così decretato la validità di tutti e quattro i referendum ed hanno cancellato le norme oggetto dei quesiti.

Ha vinto largamente il fronte del sì: a scrutinio quasi concluso, oltre 20 milioni di elettori (95,7%) hanno detto sì alla cancellazione della norma sull’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali (poco meno di 900 mila, pari al 4,3%, i no). Il sì ha sfondato quota 23 milioni (oltre il 96%) al referendum sulle tariffe dell’acqua, mentre i no sono stati 900 mila (poco meno del 4%). All’abrogazione delle norme che consentono la produzione nel territorio di energia elettrica nucleare hanno detto sì quasi 22 milioni di italiani (94,6% dei votanti), mentre i no sono stati circa un milione 200 mila (5,4%).

Infine, il legittimo impedimento del premier e dei ministri a comparire nei processi penali. Gli italiani hanno spazzato via anche quella parte dello scudo che era stata salvata dalla sentenza della Corte Costituzionale. Si torna così alla norma prevista dal codice di procedura penale uguale per tutti i cittadini: lo hanno deciso, con il sì all’abrogazione dello scudo, oltre 16 milioni di italiani (95% dei votanti) contro gli 800 mila (5%) che hanno votato no. 

BERLUSCONI: IL GOVERNO ACCOGLIERA’ IL RESPONSO 
Il premier ammette la sconfitta davanti ad un quorum che non immaginava. «Il Governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum». Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, commentando in una nota l’esito della consultazione.
«L’alta affluenza nei referendum dimostra una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata. Anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse, appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione».

L’OPPOSIZIONE ESULTA
Intanto i referendari festeggiano in piazza ed il Pd torna a chiedere le dimissioni del premier, invitando il Carroccio a staccare la spina. Con ogni probabilità, quella che si leva dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani così come dai leader del terzo Polo Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli (il leader Idv Antonio Di Pietro prende invece le distanze), è l’ennesima richiesta di dimissioni destinata a non avere conseguenze. «È stato un referendum sul divorzio: quello tra il governo e gli italiani», evoca il celebre quesito referendario del ’74 il leader del Pd, che chiama le forze più responsabili del centrodestra, in particolare la Lega, a girare pagina senza più sostenere un esecutivo fiaccato dall’ennesima sconfitta politica.  

BERSANI: E’ DIVORZIO TRA GOVERNO E PAESE
«Questa volta non riesco a non ridere per quanto mi sforzi a non farlo. A parer mio questo è stato un referendum sul divorzio. Il divorzio fra governo e Paese. Credo che questo eccezionale fenomeno di partecipazione abbia detto che il governo è su una strada diversa da quella su cui viaggia il Paese. Il governo é su un’altro emisfero». Lo ha detto il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani nel corso di una conferenza stampa presso la sede del Pd. 

VENDOLA: VITTORIA DI UNA VITA
«Per me si tratta non solo di una vittoria politica di questa campagna referendaria ma anche della vittoria di una vita su questioni che ci hanno visto largamente minoranza per decenni e decenni». Lo ha detto oggi a Bari il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, commentando l’esito dei referendum. 

DI PIETRO: ORA PROGRAMMA COMUNE CON PD
«Lo dico con il cuore in mano. Oggi non ha vinto il centrosinistra o l’Idv, hanno vinto solo gli italiani», sia chi ha votato sì e chi no, mentre «hanno perso i cattivi maestri che hanno detto di non andare a votare». Lo dice il leader Idv, Antonio Di Pietro, ospite dello speciale del Tg3. Ora, aggiunge, «se il centrosinistra vuole vincere le prossime elezioni deve presentarsi unito» e avere «un programma condiviso. Io e Bersani siamo d’accordo e stiamo organizzando team di esperti su varie materie per fare un programma alternativo al governo Berlusconi». 

TERZO POLO: UN NO AL GOVERNO
«Il Sì ai referendum è un NO grande come una casa a questo governo. È tempo che Berlusconi ne prenda atto. Minimizzare, come ha fatto dopo le amministrative, sarebbe irresponsabile e dannoso per gli interessi nazionali». Lo affermano, al termine di una riunione, Fini, Casini e Rutelli. I tre leader del Terzo Polo rivendicano che «la grande partecipazione popolare ai referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: è ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani». «Nel raggiungimento del quorum è stato determinante il Terzo Polo, con la decisione di invitare tutti al voto al di là – affermano ancora – delle scelte di merito che consapevolmente rivendichiamo». 


IL POPOLO VIOLA: OGGI LEGITTIMO GODIMENTO
Stiamo festeggiando un legittimo godimento, dopo mesi di lavoro pancia a terra per spiegare agli italiani il senso di questi referendum. Un senso che gli italiani hanno capito bene, visto che la maggioranza assoluta ha votato sì». Lo afferma il portavoce del Popolo Viola Gianfranco Mascia in piazza Bocca della Verità. 

QUORUM, A ROMA PIU’ DEL 60%
A Roma è andato a votare per il referendum il 60,57 per cento degli aventi diritto: tre punti sopra la media nazionale. Nella provincia di Roma il Comune più virtuoso è stato Sambuci. Qui si è recato alle urne il 72,49 per cento dei cittadini. 

RECORD IN TRENTINO, CALABRIA MAGLIA NERA
Sull’affluenza ai quattro referendum, si defilano già le regioni più virtuose e quelle più astensioniste. Al primo posto il Trentino Alto Adige: qui è andato a votare il 65 per cento degli aventi diritto. Secondo posto la Toscana che si attenta oltre il 64 per cento, segue l’Emila Romagna con oltre il 63 per cento. Maglia nera invece alla Calabria, dove si è recato alle urne il il 59,43 per cento dei cittadini. 

I VERDI BRINDANO A ROMA: NO NUKE
Hanno salutato il quorum raggiunto con il coro «No nuke». I Verdi, guidati da Angelo Bonelli si sono dati appuntamento a piazza della Rotonda, sotto il Pantheon, per festeggiare il raggiungimento del quorum sui 4 quesiti referendari e in particolare hanno applaudito ai risultati raggiunto da quello sul nucleare.

In piazza anche uno striscione con la scritta «Berlusconi radioattivo e le bandiere del solo che ride e dei verdi. «Possiamo dire con certezza che democrazia è fatta e che il quorum si possa assestare al 57%», ha detto Bonelli che ha poi ringraziato tutta l’Italia e brindato con un countdown, modello Capodanno allo scoccare delle 15 e al raggiungimento del quorum mentre tutti intonavano il coro «vittoria».

D’ALEMA: GOVERNO DEBOLISSIMO
Con il raggiungimento del quorum il centrosinistra rilancia la richiesta di dimissioni al premier Silvio Berlusconi. «Senza dubbio il Governo è estremamente indebolito- valuta Massimo D’Alema, deputato Pd e presidente del Copasir- sarebbe ragionevole che se ne andasse». D’Alema, oggi a Bologna per un convegno sugli archivi e le stragi terroristiche in Italia, commenta soddisfatto l’evolversi del referendum. «La tendenza alla partecipazione è un segno straordinario- valuta D’Alema- si conferma quello che si era già manifestato con le elezioni amministrative, cioè che c’è un senso di riscossa civica nel Paese, la volontà di partecipare, la voglia di contare da parte dei cittadini». Tra poche ore, aggiunge l’esponente Pd, «avremo un’idea più precisa della situazione, ma non c’è dubbio che già nella giornata di ieri questa tendenza si è manifestata al di là delle aspettative di molti». Dunque il Governo cadrà, spinto anche dai malumori della Lega nord? «Non sono un profeta- abbozza D’Alema- quello che accadrà del Governo lo vedremo nei prossimi giorni: è prevista la verifica parlamentare il 22 giugno ed è aperta sempre di più una discussione difficile tra di loro». Ad ogni modo, sorride il presidente del Copasir, «i Governi cadono quando vengono meno le maggioranze parlamentari che li sostengono più che quando lo decide l’opposizione, altrimenti sarebbe troppo facile».

(fonte Unita.it web)

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Pubblicato il giugno 14, 2011, in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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